Trilafon Bugiardino

Il farmaco Trilafon è un farmaco di classe C, Il principio attivo del Trilafon è Perfenazina   il prezzo rilevato per la vendita di questo farmaco è di circa 10,61€ a confezione.

Scheda Tecnica Trilafon

TRILAFON è indicato nel trattamento delle schizofrenie, degli stati paranoidi e della mania. Nelle psicosi tossiche (amfetamine, LSD, cocaina, etc.).
Nelle sindromi mentali organiche accompagnate da delirio. Nei disturbi d’ansia se particolarmente gravi e resistenti alla terapia con ansiolitici tipici. Nella depressione se accompagnata da agitazione e delirio, per lo più in associazione con antidepressivi. Nel vomito e nel singhiozzo incoercibile. Nel trattamento dei dolori intensi generalmente in associazione con analgesici stupefacenti.

Controindicazioni Trilafon

TRILAFON è controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti, stati comatosi o con marcato ottundimento e in soggetti trattati con dosi elevate di sostanze ad azione depressiva sul sistema
nervoso centrale (alcool, barbiturici, oppiacei, etc.); gravi stati di depressione; discrasie ematiche;
depressione midollare o affezioni epatiche.
TRILAFON è anche controindicato in pazienti con sospetto o riconosciuto danno cerebrale
sottocorticale, con o senza danno ipotalamico, poiché in tali pazienti si può instaurare una reazione
ipertermica con temperature di oltre 40°C, talvolta non prima di 14-16 ore dalla somministrazione
del farmaco. In tali situazioni si raccomanda di ricoprire il corpo interamente con ghiaccio; anche gli
antipiretici possono essere utili. La sicurezza d’impiego del prodotto nei soggetti di età inferiore a 12 anni non è stata stabilita, per cui l’uso nei bambini non è raccomandato.
Primo trimestre di gravidanza e durante l’allattamento.


Confezioni
Trilafon 20 cpr riv 2 mg
Farmaci Equivalenti
Ditta Produttrice
Schering Plough Spa

Trilafon Somministrazione

TRILAFON 2 mg compresse rivestite
TRILAFON 4 mg compresse rivestite
TRILAFON 8 mg compresse rivestite
perfenazina

COMPOSIZIONE
TRILAFON 2 mg compresse rivestite
Ogni compressa rivestita contiene:
Principio attivo: Perfenazina 2 mg.
Eccipienti: Amido di mais, lattosio, magnesio stearato, amido pregelatinizzato, ipromellosa,
macrogol, opaspray bianco, paraffina.
Trilafon 4 mg compresse rivestite

Ogni compressa rivestita contiene:
Principio attivo: Perfenazina 4 mg.
Eccipienti: Amido di mais, lattosio, magnesio stearato, amido pregelatinizzato, ipromellosa,
macrogol, opaspray bianco, paraffina.
Trilafon 8 mg compresse rivestite

Ogni compressa rivestita contiene:
Principio attivo: Perfenazina 8 mg.
Eccipienti: Amido di mais, lattosio, magnesio stearato, amido pregelatinizzato, ipromellosa,
macrogol, opaspray bianco, paraffina.


Dosaggi Trilafon

Il dosaggio di TRILAFON deve essere individualizzato a seconda della gravità del caso e della risposta al farmaco. E’ sempre consigliabile, tuttavia, ricorrere alla dose minima efficace, poiché le pur rare manifestazioni collaterali presentano un aumento di frequenza e di gravità proporzionale
all’aumento del dosaggio.
La necessità di continuare il trattamento deve essere rivalutata periodicamente.
A titolo esemplificativo si propone il seguente schema:
Per il trattamento dei pazienti ambulatoriali (adulti e giovani di età superiore a 12 anni) il dosaggio medio è di 4-8 mg tre volte al giorno ovvero di 8-16 mg due volte al giorno.
Nei pazienti ospedalizzati la dose usuale di perfenazina per via orale è di 8-16 mg 2-4 volte al dì,
ovvero di 8-32 mg due volte al dì. In ogni caso non bisogna superare per via orale i 64 mg di perfenazina al giorno.
L’azione antiemetica si ottiene con dosaggi medi di 8-12 mg suddivisi durante la giornata.
Nel trattamento dei pazienti anziani la posologia deve essere attentamente stabilita dal medico che
dovrà valutare una eventuale riduzione dei dosaggi sopraindicati.


Effetti Trilafon

Come tutti i medicinali, TRILAFON può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le
persone li manifestino.
Non tutti gli eventi avversi riportati in seguito sono stati riferiti con l’uso di Trilafon; tuttavia, a
causa delle analogie farmacologiche tra i vari derivati delle fenotiazine è necessario considerarli
singolarmente. Con il gruppo delle piperazine (a cui appartiene la perfenazina) i sintomi più comuni
sono quelli extrapiramidali mentre altri sono meno frequenti (ad esempio sedazione, ittero, discrasia
ematica, convulsioni ed effetti sul sistema nervoso autonomo).
Sistema nervoso centrale
Reazioni extrapiramidali – opistotono, trisma, torcicollo, torcicollo spastico, dolore e
intorpidimento agli arti, irrequietezza motoria, crisi oculogire, iperriflessia, distonia, inclusi
protrusione, alterazione del colore, dolore e arrotolamento della lingua, spasmo tonico dei muscoli
masticatori, senso di costrizione alla gola, dizione confusa, disfagia, impossibilità a star seduti,
discinesia, parkinsonismo e atassia. La loro incidenza e gravità di norma aumenta con l’aumentare
del dosaggio, ma vi è una considerevole variazione individuale nella tendenza a manifestare questi
sintomi. I sintomi extrapiramidali possono solitamente essere controllati con l’uso concomitante di
agenti anti-parkinsoniani, quali benzatropina mesilato e/o con la riduzione del dosaggio. Tuttavia, in
alcuni casi le reazioni extrapiramidali possono persistere dopo l’interruzione del trattamento con
perfenazina.
Discinesia persistente tardiva
Come con tutti gli agenti antipsicotici, la discinesia tardiva può comparire in alcuni pazienti in
terapia a lungo termine ovvero può insorgere dopo l’interruzione del trattamento. Sebbene il rischio
sembri maggiore negli anziani, specialmente nelle donne, trattati con alte dosi di farmaco, tale
fenomeno può anche verificarsi in pazienti di ambo i sessi e nei bambini. I sintomi sono persistenti
ed in alcuni pazienti sembrano irreversibili. Non sono note terapie efficaci per la discinesia tardiva: i
farmaci anti-parkinson normalmente non alleviano i sintomi di tale sindrome. Sebbene molto meno
comunemente che con l’uso prolungato, questa sindrome può svilupparsi dopo periodi di trattamento
relativamente brevi e a basse dosi. Qualora insorgessero questi sintomi, si suggerisce di
interrompere il trattamento con tutti gli agenti antipsicotici. La sindrome potrebbe venire nascosta
qualora fosse necessario istituire nuovamente il trattamento, aumentare il dosaggio o passare ad un
altro agente antipsicotico. Lievi movimenti vermicolari della lingua possono essere un segno
precoce della sindrome. Interrompendo il trattamento in questo momento, la sindrome completa
potrebbe non svilupparsi.
Altri effetti sul sistema nervoso centrale
Edema cerebrale; anomalie delle proteine del fluido cerebrospinale; attacchi convulsivi,
particolarmente in pazienti con anomalie dell’EEC o con storia di tali disturbi, e cefalea.
In pazienti trattati con farmaci neurolettici è stata segnalata sindrome neurolettica maligna (SNM).
E’ una sindrome relativamente non comune, potenzialmente letale, caratterizzata da grave
disfunzione extrapiramidale, accompagnata da rigidità ed eventualmente stupor o coma, ipertermia e
disturbi autonomi, tra cui effetti cardiovascolari. Non esiste alcun trattamento specifico; la
somministrazione del farmaco neurolettico dovrebbe essere interrotta immediatamente e si dovrebbe
iniziare un trattamento di supporto intensivo idoneo. Se dopo la guarigione dalla SNM per il
paziente è richiesto un trattamento con farmaci antipsicotici, è consigliabile un monitoraggio
cautelativo, in quanto la SNM potrebbe ripresentarsi.
Può subentrare sonnolenza, soprattutto nel corso della prima o seconda settimana di trattamento;
dopo di che, solitamente, tale disturbo scompare. Gli effetti ipnotici sembrano essere minimi,
specialmente in pazienti cui è permesso rimanere attivi.
Eventi avversi a livello comportamentale
Aggravamento paradosso di sintomi psicotici, stati simil-catatonici, reazioni paranoiche, letargia,
eccitamento paradosso, irrequietezza, iperattività, confusione notturna, sogni bizzarri e insonnia.
Iperriflessia è stata riferita nel neonato quando una fenotiazina è stata somministrata nel corso della
gravidanza.
Effetti del sistema autonomo
Occasionalmente secchezza delle fauci o salivazione, nausea, vomito, ritenzione gastrica, diarrea,
anoressia, stipsi, stitichezza ostinata, fecaloma, ritenzione urinaria, frequente bisogno di urinare o incontinenza, paralisi della vescica, poliuria, congestione nasale, pallore, miosi, midriasi, visione offuscata, glaucoma, sudorazione, ipertensione, ipotensione e alterata frequenza del polso.
Significativi effetti autonomi sono risultati poco frequenti in pazienti trattati con meno di 24 mg di perfenazina al giorno.


Trilafon in Gravidanza

Chiedere consiglio al medico o al farmacista prima di prendere qualsiasi medicinale.
Non somministrare TRILAFON nel primo trimestre di gravidanza. Nell’ulteriore periodo il prodotto deve essere usato solo quando ritenuto essenziale e sempre sotto il diretto controllo del medico.